Ekonore Journal · Guida pratica

Glifosato: cosa dicono davvero IARC, EFSA e l’Unione Europea

Poche sostanze dividono come il glifosato, l’erbicida più usato al mondo. Le principali agenzie sono arrivate a conclusioni diverse. Proviamo a spiegare perché, senza tifoserie.

  • Approfondimento
  • Redazione Ekonore Milano
  • Aggiornato il 19 ottobre 2026

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La guida

Due verdetti, apparentemente opposti

Nel 2015 lo IARC, l’agenzia dell’OMS per la ricerca sul cancro, ha classificato il glifosato come « probabilmente cancerogeno per l’uomo » (gruppo 2A). Le agenzie regolatorie — EFSA in Europa, ECHA, l’EPA statunitense — hanno invece concluso che, sulla base delle prove disponibili, non soddisfa i criteri per essere classificato come cancerogeno. Come è possibile?

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Pericolo e rischio non sono la stessa cosa

La chiave è una distinzione tecnica. Lo IARC valuta il pericolo: se una sostanza è in grado, in qualche condizione, di causare un danno. Le agenzie regolatorie valutano il rischio: la probabilità di danno alle esposizioni reali e alle dosi d’uso. Sono due domande diverse, e possono avere risposte diverse senza che nessuno “menta”.

  • IARC (2015): gruppo 2A, prove “limitate” sull’uomo, più solide su animali.
  • EFSA/ECHA: nessuna classificazione come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione.
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La decisione europea del 2023

Nel 2023 l’EFSA ha concluso la sua rivalutazione senza individuare “aree critiche di preoccupazione”, pur segnalando lacune di dati e aspetti da gestire, ad esempio sulla biodiversità. Su questa base, a fine 2023 la Commissione Europea ha rinnovato l’autorizzazione del glifosato per dieci anni, dopo che gli Stati membri non avevano raggiunto una maggioranza qualificata né a favore né contro. Diversi Paesi mantengono comunque restrizioni nazionali su alcuni usi.

Valutazione scientifica e analisi dei dati

Perché il dibattito resta aperto

Il confronto prosegue perché pesa su studi, metodi e indipendenza delle valutazioni, e perché “assenza di classificazione” non significa “certezza di innocuità”: significa che, con i dati attuali e alle condizioni d’uso previste, le agenzie non ritengono soddisfatti i criteri per classificarlo. È una posizione legittima quanto la cautela di chi preferisce ridurne l’uso.

La nostra posizione: aggirare la domanda

Nel nostro lavoro il glifosato è un erbicida agricolo, non uno strumento di disinfestazione. Ne parliamo perché è il simbolo di un modo di ragionare: quando una sostanza divide a questo punto gli esperti, scegliere metodi che non ne hanno bisogno è il modo più semplice di togliersi il problema. Non dobbiamo decidere chi ha ragione: possiamo semplicemente evitare la domanda.

Metodi di disinfestazione senza erbicidi di sintesi

Non aspettare

Soluzioni che non dipendono dagli erbicidi

Per il controllo di infestanti e vegetazione lavoriamo con metodi fisici e meccanici che non richiedono erbicidi di sintesi. Interventi con garanzia scritta.

Domande frequenti

Le domande che ci fanno più spesso

Quindi il glifosato è cancerogeno o no?

Non c’è una risposta unica: lo IARC lo classifica come “probabilmente cancerogeno” sul piano del pericolo, mentre EFSA, ECHA ed EPA non lo classificano come cancerogeno sul piano del rischio alle dosi d’uso. È una delle divergenze più note della tossicologia moderna.

Perché l’UE l’ha riautorizzato se c’è un allarme?

Perché la valutazione EFSA del 2023 non ha individuato aree critiche tali da impedirne l’uso. La Commissione ha rinnovato l’autorizzazione per 10 anni; alcuni Stati membri mantengono però restrizioni su usi specifici.

Ekonore usa glifosato?

No. Il glifosato è un erbicida agricolo; nel controllo degli infestanti privilegiamo metodi fisici e meccanici che non ne richiedono l’uso.

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